Per rinascere il Pd ha bisogno di un nuovo Lingotto

L’identità definita nel 2007 era chiara. Chi dice che il Pd non avesse un progetto, fosse un amalgama non riuscito, legittimamente non ne condivide gli obiettivi, ma facendolo, implicitamente, ne riconosce la natura che pur critica. Oggi la situazione è drammatica, ma non perduta. Sempre che i democratici vogliano provarci, che sappiano farlo, che approfondiscano seriamente le ragioni del malessere del paese. È il tempo delle idee, dei volti nuovi ma che abbiano anche qualcosa da dire, da scrivere, da fare, e non solo delle rivendicazioni, delle azioni piuttosto.

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Giorgia Meloni è forte, ma non abbastanza per attuare un programma radicale

Il sostegno popolare, dei corpi sociali e degli interessi organizzati a Meloni non è tale da consentire una torsione radicale dell’azione di governo. Il paese è diviso politicamente, socialmente, geograficamente, stanco da molte crisi, e necessita di mediazione, condivisione e negoziato. È arduo condurre in un porto sicuro progetti che riscrivano la collocazione italiana in Europa e nel mondo, che ridisegnino le coordinate sui diritti civili e il governo dell’economia senza tenere conto del contesto sovranazionale.

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La Lego zero che non riesce a liberarsi di Salvini e sogna il modello Bossi

In nessuna provincia d’Italia la Lega è giunta in testa, e di conseguenza in nessuna regione, ma nemmeno in nessun collegio. Zero. Solo in quattro province il partito si piazza al secondo posto, in 28 al terzo e nelle rimanenti è come minimo da quarto fino a settimo. Dal 1992 ad oggi la Lega nord ha occupato in media il primo posto in circa un sesto dei comuni italiani.

Oggi i dissapori con i presidenti di regione, con molti amministratori, e per la prima volta con i militanti, stanno diventando palesi. Salvini è commissariato, non esautorato perché per ora non utile sostituirlo.

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Per vincere le elezioni bisogna cogliere il senso del sistema elettorale

I sistemi elettorali sono implacabili. Le norme, la logica e il funzionamento determinano in quota parte l’esito delle elezioni. Non in forma automatica, diretta e lineare, ma certamente sono un veicolo che accompagna e agevola le dinamiche elettorali.

L’insieme delle regole elettorali agisce come forte strumento avente effetti meccanici e piscologici, come definiti dallo scienziato politico e costituzionalista francese Maurice Duverger. Il sistema elettorale dispiega i suoi esiti su partiti, candidati ed elettori.

La legge elettorale Rosato, pur avendo una quota doppia di seggi allocati attraverso il metodo proporzionale rispetto a quelli maggioritari (2/3 contro 1/3), è strutturalmente legata a una logica sostanzialmente maggioritaria.

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Giorgia Meloni potrebbe vincere le elezioni e perdere palazzo Chigi

L’incarico per formare un governo è un istituto para-consuetudinario e legato alla situazione politica complessiva, non un automatismo effetto del risultato elettorale. Per questo, Fratelli d’Italia con più voti potrebbe non esprimere il primo ministro, potrebbe non con-vincere. La legge Rosato non assicura una maggioranza rispetto a quanto visto tra il 2006 e il 2013, per cui nessun esito o vittoria è garantito ed essere primo partito potrebbe non essere sufficiente.

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