Il Movimento 5 stelle e il futuro del “grillinismo”

Impegno, delega e “me ne frego” (in rivista “Doppiozero”)
Whatever. Un voto di protesta, consenso espressione del populismo e tratto di qualunquismo di ritorno, pervasivo e corrosivo, anelito della società in affanno e consumata dalla crisi. Viceversa, il Movimento 5 stelle (M5s) quale momento catartico dell’italico spirito dopo vent’anni di anti-Stato e civismo alle vongole, voto illuminante e illuminato. Istanze post-materialiste (di destra o di sinistra?), politiche ‘ambientaliste’ e new style of life, coniugate con istrioniche metafore, dotte citazioni e invettive personali. Il luddismo vetero francescano, l’enfasi per le ‘nuove tecnologie’ e i social network. L’autarchia stile ventennio (quello del Novecento) e il mondialismo della Rete. L’anti-mondialismo doganale condito da dosi di nichilismo dannunziano e voglia di citoyenneté active, Marinetti, il futurismo politico, la partecipazione 2.0, visioni tecnologiche à la Stanley Kubrick, e l’orto sotto casa. Le masse, le folle più o meno oceaniche e le traversate maoiste come le mietiture mussoliniane, l’’uno vale uno’ e la leadership centralizzata. O forse autoritaria e a tratti lugubre e machista. Ma non scomodiamo il concetto di càrisma s’il vous plait, piuttosto grande fascinazione per un oramai politico abile, intelligente e spregiudicato.

Insomma una schizofrenia interpretativa che in realtà cela l’affanno di capire (noi stessi) la politica e il M5s. L’Italia intera. Il voto a ‘Grillo’ (neanche candidato!) e l’exploit della sua lista, del movimento nato e cresciuto repentinamente tra i sorrisini ebeti di chi pensa di aver sempre capito tutto, ma poi scopri che non ha capito nada, dicono molto sulla società italiana. Anche se spiegano poco.

Un partito à la carte dunque, una forza politica che offre ‘a ciascuno il suo’, in cui ogni elettore di varia estrazione riscopre un senso di appartenenza, o meglio di distinzione da loro, dalla casta, che poi tale non è posto che è così permeabile. Ma comunque il messaggio di alterità pare sia stato garantito solo dal M5s. Un blocco sociale sedimentato, di cittadini votati all’anti-politica, all’anti-Stato, all’anti-tasse. Una protesta tout court. Del resto anche la persistenza del voto per B. conferma che le tradizioni politiche sono solidamente ancorate nel tessuto sociale e politico dell’Italia, e che non è bastato un ostracismo europeo per cancellare il berlusconismo latente nell’italico cor. Continua a leggere

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