Per vincere le elezioni bisogna cogliere il senso del sistema elettorale

I sistemi elettorali sono implacabili. Le norme, la logica e il funzionamento determinano in quota parte l’esito delle elezioni. Non in forma automatica, diretta e lineare, ma certamente sono un veicolo che accompagna e agevola le dinamiche elettorali.

L’insieme delle regole elettorali agisce come forte strumento avente effetti meccanici e piscologici, come definiti dallo scienziato politico e costituzionalista francese Maurice Duverger. Il sistema elettorale dispiega i suoi esiti su partiti, candidati ed elettori.

La legge elettorale Rosato, pur avendo una quota doppia di seggi allocati attraverso il metodo proporzionale rispetto a quelli maggioritari (2/3 contro 1/3), è strutturalmente legata a una logica sostanzialmente maggioritaria.

Il mio editoriale per Domani, qui la versione online: https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/elezioni-come-si-vince-con-la-legge-elettorale-rosatellum-wwvrba9g

Giorgia Meloni potrebbe vincere le elezioni e perdere palazzo Chigi

L’incarico per formare un governo è un istituto para-consuetudinario e legato alla situazione politica complessiva, non un automatismo effetto del risultato elettorale. Per questo, Fratelli d’Italia con più voti potrebbe non esprimere il primo ministro, potrebbe non con-vincere. La legge Rosato non assicura una maggioranza rispetto a quanto visto tra il 2006 e il 2013, per cui nessun esito o vittoria è garantito ed essere primo partito potrebbe non essere sufficiente.

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Personalismi senza più leader, l’ultima degenerazione della politica italiana

La personalizzazione è solo una componente, spesso enfatizzata, della politica. Tuttavia, per concomitanti fattori, la facce e le storie locali conteranno molto nelle prossime consultazioni elettorali.
Il viso dei 144 collegi uninominali infatti si riverberà sulle sorti dei rimanenti 256 aspiranti deputati (analogamente al Senato) e dunque sulle sorti della maggioranza parlamentare e sul governo. Un errore esiziale trascurare i volti che si trasformano in voti. In passato, come recita un adagio britannico, gli elettori avrebbero votato anche ‘un maiale’, purché fosse stato un maiale del ‘mio partito’, oggi non è più così.

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